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Armodue: elementi di base di armonia (Luca Attanasio)

Capitolo 1: Due tesi che suffragano il sistema
La supremazia della quinta e settima armonica in Armodue
Il sistema a dodici note che impera tuttora da diversi secoli è fondato sulla terza armonica della serie, che forma una dodicesima perfetta (l'intervallo composto riconducibile ad una quinta perfetta) con la prima armonica o fondamentale.
Anche la successione di Pitagora - il ciclo delle quinte - è basata sull'intervallo di quinta giusta quindi sullo stesso rapporto di frequenza 3:2. Ma, se nel sistema a dodici note l'intonazione della terza armonica quindi gli intervalli di quarta e quinta giusta risultano quasi perfettamente rispettati (la quinta e quarta giusta temperate differiscono solo della cinquantesima parte di un semitono dalla quinta e quarta naturali), non altrettanto si può dire a riguardo delle armoniche dispari (le armoniche pari non contano poiché sono semplici duplicati in ottava delle armoniche dispari) immediatamente superiori alla terza: la quinta e la settima armonica.
Nel sistema temperato la quinta e la settima armonica si riscontrano negli intervalli di terza maggiore e settima minore formati con la fondamentale (equiparando per semplicità intervalli semplici e composti); ma l'ampiezza della terza maggiore e della settima minore temperate non corrisponde agli analoghi intervalli naturali.
In Armodue invece gli intervalli corrispondenti a quelli formati dalla quinta e settima armonica sono resi con una maggiore fedeltà di intonazione. In tal senso Armodue amplia la consapevolezza delle armoniche superiori, in particolare restituisce alla massima naturalezza l'intonazione della settima armonica.
Per questa ragione in Armodue sono particolarmente importanti l'intervallo di cinque eka (il corrispondente del rapporto intervallare dato dalla quinta armonica) e l'intervallo di 13 eka (il corrispondente del rapporto intervallare sussistente con la settima armonica). Il ciclo delle quinte alla base del sistema dodecatonico in Armodue viene sostituito dal ciclo di cinque eka e dal ciclo di tredici eka, in ragione della priorità delle armoniche quinta e settima.
La triplice media del doppio rapporto diagonale/lato del quadrato
Dal punto di vista filosofico, il sistema a dodici note è stato giustificato in passato mediante questa proprietà matematica: la media aritmetica e la media armonica del rapporto di ottava (rapporto di frequenza 2:1) corrispondono alla quinta giusta (rapporto 3:2) ed alla quarta giusta (rapporto 4:3), mentre la media geometrica divide esattamente l'ottava in due intervalli di tritono (rapporto: radice quadrata di 2). 
Analogamente, si può dimostrare il fondamento filosofico di Armodue e della esadecafonia calcolando le tre medie del rapporto di frequenza geometricamente equivalente al rapporto tra il doppio della diagonale (radice quadrata di 2 moltiplicata per 2) ed il lato (di misura: 1) di un quadrato. 
La media aritmetica risulta esattamente uguale all'intervallo di nove eka, la media geometrica esattamente uguale a dodici eka ed infine la media armonica esattamente uguale a quindici eka.

Capitolo 2: La tavolozza degli intervalli
Le categorie qualitative degli intervalli
Armodue consta di sedici tipi di intervalli, che si possono raggruppare a due a due (secondo gli intervalli complementari, ovvero intervalli che siano l'uno il rivolto dell'altro e che sommati diano la decima (intervallo-somma di 16 eka) in otto categorie che saranno analizzate singolarmente:
1 eka - 15 eka
2 eka - 14 eka
3 eka - 13 eka
4 eka - 12 eka
5 eka - 11 eka
6 eka - 10 eka
7 eka - 9 eka
8 eka
Gli intervalli di un eka e di quindici eka
L'intervallo di un eka, il grado della scala cromatica di Armodue uguale a 3/4 di un semitono (75 cents), è il più piccolo intervallo del sistema ed è molto vicino al semitono cromatico postulato da Zarlino nell'ambito della sua scala naturale (basata sui rapporti semplici) e quantificabile in 70 cents. 
Questa proprietà dell'eka lo rende particolarmente eufonico e familiare all'orecchio: l'eka è percepito dall'orecchio come intervallo naturale non meno del semitono della scala dodecatonica. In una libera improvvisazione melodica, successioni cromatiche di eka consecutivi suonano in modo molto simile a successioni cromatiche di semitoni. Pertanto tutte le tecniche armoniche inerenti il cromatismo possono essere applicate in Armodue considerando l'eka l'equivalente del semitono temperato. Il rivolto di un eka è l'intervallo di 15 eka, paragonabile ad una settima maggiore del sistema dodecatonico leggermente ampliata.
La piccola ampiezza dell'eka lo rende anche idoneo ad evocare sonorità ed atmosfere orientali. I piccoli intervalli di 1 eka, 2 eka e 3 eka di Armodue si prestano magnificamente al disegno di melodie e scale dal sapore squisitamente modale ed arabeggiante.
In Armodue gli intervalli di 1 eka e 15 eka vanno considerati dissonanze aspre e come tali richiedono di essere utilizzati con cautela negli accordi. Per essi comunque possono valere tutte le regole che già governano il trattamento delle dissonanze aspre nel sistema dodecatonico.
Gli intervalli di due eka e di quattordici eka
L'intervallo di 2 eka corrisponde a 3/2 di un semitono temperato (si quantifica in 150 cents) e si riscontra esattamente tra l'undicesima e la dodicesima armonica della serie. E' l'intervallo che si ottiene dividendo la decima di Armodue (l'ottava temperata) in otto parti esatte, a formare la scala ottafonica equalizzata. 
Essendo dato da armoniche di numerazione superiore suona particolarmente innaturale all'orecchio. 
Ciò lo rende adatto a geometriche costruzioni dove prevalgano la simmetria e l'artificiosità, per esempio nelle strutture sonore frattali. Nel sistema dodecatonico l'ottava (1200 cents) si ripartisce in una quarta eccedente ed una quinta diminuita (600 cents), il tritono così ottenuto si può dimezzare in due terze minori (300 cents), ma la terza minore non si può ulteriormente suddividere in due parti. E' qui che, dove terminano le possibilità del sistema dodecatonico, iniziano le possibilità di Armodue e si prosegue nelle suddivisioni progressive: la terza minore si ridefinisce l'intervallo di quattro eka (300 cents) che si dimezza in due eka più due eka (150 cents); a loro volta due eka si dimezzano in due intervalli di un eka ciascuno (75 cents). Queste proprietà algebrico/geometriche dell'intervallo di due eka inizialmente considerato lo rendono particolarmente adatto alle costruzioni armoniche simmetriche quindi alla armonia speculare. 
In pratica, si possono costruire accordi speculari utilizzando esclusivamente intervalli di 16, 8, 4 oppure 2 eka tra una voce e la voce adiacente. Una o più delle note così ottenute possono in un secondo tempo essere alterate di un eka ascendente o discendente; in tal modo una costruzione armonica dapprima rigidamente squadrata acquisterà una nuova colorazione armonica particolarmente significativa nel contesto. 
La scala ottafonica equalizzata ottenuta procedendo a passo di intervalli consecutivi di due eka ha una sonorità assolutamente peculiare: per la sua assenza di gravitazioni si potrebbe confrontare con la scala esatonale tanto impiegata da Debussy, ma l'intervallo di due eka viene avvertito dall'orecchio occidentale come più prossimo al semitono che al tono temperato. Il risultato finale si potrebbe descrivere come una scala a metà tra la scala cromatica ed esatonale del sistema dodecatonico. Può essere molto efficace utilizzare la scala ottafonica equalizzata negli accordi ed altri tipi di scale nella melodia, o viceversa: l'introduzione di sistemi scalari differenti, dove si impiega prevalentemente la scala ottafonica, aggiunge varietà alla architettura armonica-melodica. Può essere infine molto fruttuoso, nella composizione con Armodue, ritenere di avere a disposizione due tipi di "semitoni": un "semitono piccolo" (un eka) ed un "semitono grande" (due eka), accanto al "tono" di Armodue (tre eka). Ciò infatti permette variazioni e potenzialità del tutto assenti nel sistema dodecatonico, dove vi è uno - ed uno soltanto - tipo di semitono. Per esempio si possono sostituire in una composizione tutti gli intervalli di un eka con intervalli di due eka e viceversa, variando il tipo di "semitono piccolo o grande" percepito. Una melodia potrebbe oscillare variando continuamente negli intervalli di uno e due eka, secondo il principio della microvariazione o secondo tecniche di minimalismo musicale (ripetizioni ostinate con piccole variazioni introdotte). Un dato molto interessante che deve tenere presente un compositore è l'ambivalenza dell'intervallo di 2 eka: questo intervallo sta esattamente a metà strada tra il tono ed il semitono temperato. 
Tale mediazione tra tono e semitono che si realizza in Armodue può essere molto sfruttata nella tecnica compositiva; il principio potrà essere quello di sfumare i contorni del "tono" (3 eka) e del "semitono" (1 eka) sostituendoli entrambi con il neutro ed ambiguo intervallo di 2 eka. Oppure, per reversibilità del discorso, si possono enunciare inizialmente agglomerati sonori in cui vi siano gli intervalli di 2 eka, in seguito sostituiti - "colorando" le armonie e le melodie - con intervalli di 1 eka e di 3 eka (a discrezione del compositore).
L'intervallo di due eka ed il suo rivolto di quattordici eka sono definiti le dissonanze neutre di Armodue.
Gli intervalli di tre eka e di tredici eka
L'intervallo di 3 eka corrisponde al "tono" di Armodue (è leggermente più ampio del tono temperato). Questo intervallo è particolarmente gradevole all'orecchio perché è molto vicino al tono naturale che si forma con la settima e l'ottava armonica (il tono temperato, al confronto, suona meno naturale all'orecchio perché si forma con le armoniche appena più alte: la nona e la decima). 
Se si costruiscono scale utilizzando successioni di "toni" di Armodue, ovvero procedendo per salti di 3 eka, si ottengono sonorità particolarmente suggestive - di vago sapore pentatonico. 
Il rivolto dell'intervallo di 3 eka è l'intervallo di 13 eka, che ha una enorme importanza in Armodue poiché corrisponde alla settima minore naturale - l'intervallo dato dalla quarta armonica in rapporto con la settima armonica. Chi ha approfondito le tematiche armoniche è consapevole di quanto un accordo di settima di dominante (esempio: do mi sol si b) eseguito con la scala temperata sia divergente dall'accordo naturale corrispondente che si ottiene per sovrapposizione delle armoniche quarta, quinta, sesta e settima. 
Ciò è dovuto soprattutto alla non trascurabile disparità di intonazione della settima minore temperata e della settima armonica (nell'esempio in questione il si b). In Armodue, la settima minore viene restituita alla sua intonazione naturale; l'intervallo di 13 eka viene percepito come molto naturale ed eufonico. 
Dal punto di vista filosofico, con i due intervalli in discorso Armodue realizza la quadratura del cerchio; colloca all'interno di una struttura "quadrata" rigidamente geometrica (la divisione in sedici note) due intervalli "rotondi", vaghi ed esotici come il tono naturale e la settima minore naturale (nell'ordine 3 e 13 eka). Quest'ultima considerazione può dimostrarsi uno spunto molto interessante per un compositore.
Gli intervalli di 3 eka e di 13 eka sono in Armodue tra i più suggestivi e vanno classificati come dissonanze dolci, alla stregua della seconda maggiore e settima minore temperate.
Gli intervalli di quattro eka e di dodici eka
Con i due intervalli di 4 e 12 eka siamo in presenza di due intervalli molto conosciuti e familiari all'orecchio traslati in Armodue. Difatti 4 eka e 12 eka corrispondono esattamente - nell'ordine - ad una terza minore ed una sesta maggiore del sistema dodecatonico. Evidente quindi la possibilità di evocare triadi maggiori e minori con Armodue (la triade minore viene ricreata in ambiente Armodue sovrapponendo su una fondamentale 4 eka e 5 eka; la triade maggiore sovrapponendo 5 eka e 4 eka). La perfetta equivalenza dei due intervalli considerati nel sistema dodecatonico e in Armodue costituisce un punto cruciale riguardo l'inevitabile interazione che l'orecchio di un ascoltatore occidentale stabilirà tra le due diverse accordature. 
Ascoltando infatti gli intervalli di 4 e 12 eka l'orecchio assocerà immediatamente questi intervalli di Armodue ai due intervalli già familiari (terza minore e sesta maggiore). Per questo motivo molti degli altri intervalli presenti - in ambiente Armodue - contestuali a quelli di 4 e 12 eka saranno probabilmente avvertiti dall'orecchio come anomali e sconosciuti. 
I compositori presteranno molta attenzione ogni volta che utilizzeranno i due intervalli esaminati, cercando di prevedere le reazioni di un orecchio assuefatto al sistema dodecatonico. 
In un caso particolare ed interessante, un compositore potrebbe anche decidere di non utilizzare gli intervalli che danno colore alle armonie - le terze e seste maggiori e minori traslate in Armodue: gli intervalli di 4, 5, 11 e 12 eka. 
Escludendo questi quattro tipi di intervalli dalla tessitura degli accordi l'orecchio probabilmente si renderà conto subito di trovarsi in un ambiente sonoro nuovo e sconosciuto. 
Del resto, l'esclusione delle terze e seste maggiori e minori nel sistema dodecatonico è già stata sperimentata con successo da alcuni compositori; dal punto di vista estetico la mancanza di colore ed il carattere aperto della sonorità che si avvertono risultano particolarmente significative ed espressive. Un altro intervallo di Armodue perfettamente equivalente ad un intervallo del sistema dodecatonico è quello di 8 eka, che vede la sua ampiezza essere uguale a quella del tritono. 
Tuttavia il carattere inquieto di tale intervallo lo rende unico nel suo genere e non assimilabile agli intervalli appena trattati.
Gli intervalli di 4 e 12 eka appartengono senza dubbio - essendo di ampiezza equivalente - alla stessa categoria della quale fanno parte la terza minore e sesta maggiore: quella delle consonanze dolci.
Gli intervalli di cinque eka e di undici eka
L'intervallo di 5 eka è molto prossimo alla terza maggiore naturale che si configura come il rapporto tra la quarta e la quinta armonica della serie. 
La terza maggiore del sistema dodecatonico non è così vicina all'intonazione della terza maggiore naturale quanto lo è l'intervallo di 5 eka. Il rivolto di 5 eka è l'intervallo di 11 eka, molto vicino alla sesta minore naturale che si riscontra con la quinta ed ottava armonica. Essendo gli intervalli di 5 e di 11 eka assimilabili alle terze e seste temperate, per essi valgono le stesse considerazioni fatte nel paragrafo precedente riguardo i due intervalli di 4 e di 12 eka. Anch'essi si classificano come consonanze dolci.
Gli intervalli di sei eka e di dieci eka
L'intervallo di 6 eka è particolarmente suggestivo, insieme al suo rivolto di 10 eka. Un'ampiezza di 6 eka si colloca infatti esattamente nel punto di equidistanza tra la terza maggiore e la quarta giusta del sistema temperato, mentre 12 eka sono la media tra una quinta giusta ed una sesta minore. 
Tale proprietà costituisce il dato più interessante degli intervalli esaminati. L'intervallo di 6 eka unisce al pregnante colore della terza maggiore la propulsione e il dinamismo della quarta giusta; l'intervallo di 10 eka combina il carattere crepuscolare della sesta minore con la staticità e l'equilibrio della quinta giusta. 
Nel sistema temperato le terze e le seste danno colore agli accordi, mentre le fondamentali degli stessi accordi si concatenano con salti di quarta e di quinta giusta. In Armodue l'ambiguità degli intervalli "neutri", che mediano tra terza e quarta così come tra quinta e sesta, li rende idonei ad essere utilizzati sia nell'architettura degli accordi che nella concatenazione delle fondamentali. 
Al pari degli intervalli di 2 eka e 14 eka (i quali pure sono "neutri": il primo a metà tra seconda minore e maggiore ed il secondo equidistante dalla settima minore e maggiore), gli intervalli di 6 e di 10 eka risultano poco familiari all'orecchio occidentale (escluso quello avvezzo ai quarti di tono). 
Gli intervalli di 6 eka e 10 eka vanno classificati consonanze neutre.
Gli intervalli di sette eka e di nove eka
I corrispondenti degli intervalli di quarta e quinta giusta in Armodue sono rispettivamente gli intervalli di 7 e di 9 eka; il primo si quantifica in una quarta giusta leggermente ampliata, il secondo in una quinta giusta leggermente raccorciata. 
Tali intervalli di Armodue sono però solo incompatibili con la concezione legata al ciclo delle quinte che sta alla base del sistema dodecatonico. In particolare con gli intervalli di 7 e 9 eka, Armodue si dimostra un sistema completamente nuovo e diverso rispetto all'imperante sistema dodecatonico. 
Le "quarte" e le "quinte" di Armodue sono eufoniche e assolutamente consonanti, ma in una gamma di altezze radicalmente differente da quelle del sistema dodecatonico. Si suggerisce di utilizzare con ponderazione gli intervalli di 7 e 9 eka, proprio per mettere in luce il significato peculiare che le "quarte" e le "quinte" acquistano in Armodue e per non trarre in inganno l'orecchio occidentale profondamente assuefatto al ciclo delle quinte. 
Riguardo la classificazione, 7 e 9 eka vanno annoverati tra le consonanze aperte.
L'intervallo di otto eka
L'intervallo di 8 eka ripartisce a metà la decima di Armodue proprio come il tritono dimezza l'ottava temperata. Difatti 8 eka corrispondono esattamente a tre toni quindi ad una quarta eccedente o quinta diminuita. 
Essendo la metà esatta di 16 eka, l'intervallo di 8 eka è rivolto di se stesso; questa caratteristica lo rende particolarmente inquieto ed instabile - proprio come il tritono tra i dodici intervalli del sistema temperato. 
Quando in un accordo è presente l'intervallo di 8 eka, l'intero accordo diviene instabile; al contrario anche l'accordo più dissonante risulta statico e stabilizzato in assenza di tale intervallo. 
L'intervallo di 8 eka è il primo asse di simmetria in Armodue: difatti in questo sistema si procede con dimezzamenti progressivi della decima: 16 eka, 8 eka, 4 eka, 2 eka ed 1 eka. Come il tritono del sistema temperato, l'intervallo di 8 eka è una dissonanza instabile.
Gradualizzazione delle tensioni armoniche
Quando si fa seguire un accordo ad un altro accordo, bisogna valutare con attenzione le qualità di consonanza/dissonanza di ogni intervallo componente - oltre a curare la fluidità del movimento delle voci. 
Se si devono mettere in sequenza accordi diversi, è consigliabile farli susseguire in modo che vi sia una gradualità nella distribuzione delle tensioni intervallari. 
L'ordine da seguire (leggibile anche procedendo all'inverso) sarà il seguente:
consonanze aperte - consonanze neutre - consonanze dolci - dissonanze dolci - dissonanze neutre - dissonanze aspre - dissonanza instabile.
Se ad esempio si devono porre in successione un accordo "A" a prevalenza di dissonanze dolci, un accordo "B" dove prevalgono le consonanze aperte ed uno "C" a prevalenza di consonanze neutre, si potranno susseguire B - C - A (ordine di tensione crescente) oppure A - C - B (ordine di tensione decrescente).
Disposizione degli accordi
Gli accordi si possono disporre in qualunque modo, collocando le note che li costituiscono in modo più o meno distribuito (disposizione stretta o lata), su un registro più acuto o più basso (maggiore o minore limpidezza), in forma piramidale o piramidale capovolta (maggiore o minore forza armonica) o in altra forma, con raddoppi, ripetizioni ed omissioni di una o più parti (enfasi sulla qualità degli intervalli coinvolti dalle note raddoppiate o triplicate).
Gli intervalli composti, negli accordi con note più largamente distribuite, risultano più limpidi e risonanti dei corrispettivi intervalli semplici se si tratta di consonanze dolci o neutre, più potenti se si tratta di consonanze aperte; mentre gli intervalli di qualità dissonante quando passano ad intervalli composti perdono molto del loro carattere tagliente ed acquistano in brillantezza.
Quando in un accordo gli intervalli tra note adiacenti decrescono dal basso verso la nota in posizione melodica, si ha la disposizione piramidale che aumenta la qualità limpida e risonante dell'accordo (poiché tale disposizione è associata dall'orecchio alla serie delle armoniche); il contrario accade sovrapponendo al basso intervalli di ampiezza via via crescente (disposizione piramidale capovolta).
Se in un accordo si vuole enfatizzare la qualità dissonante, basterà raddoppiare o triplicare le note che formano gli intervalli dissonanti e analogamente si procederà con le note che formano consonanze per incrementare la consonanza dell'accordo.

Capitolo 3: Generare scale con Armodue: sistemi modali
Sistemi modali basati sui tetracordi e sui pentacordi
Molti sono i sistemi con i quali generare scale diverse in Armodue. I più importanti però sono basati sulla formazione di tetracordi o pentacordi e sulla loro successiva unione. Per analogia con i tetracordi (modi) del sistema intervallare che si sviluppò già nell'antica musica greca, la decima di Armodue (l'ottava temperata) viene divisa in due intervalli di sette eka ciascuno (sette eka hanno un'ampiezza prossima a cinque semitoni ovvero ad una quarta perfetta del sistema temperato): un intervallo inferiore di sette eka ed un intervallo superiore di altrettanti sette eka. 
I due intervalli così costituiti delimiteranno i tetracordi o pentacordi che si costituiranno al loro interno e saranno disgiunti tra loro da un intervallo centrale di due eka - a totalizzare sedici eka ovvero l'intero ambito della decima di Armodue. 
Ecco lo schema della ripartizione della decima 1-1:
1, 1#, 2, 2#, 3, 3#, 4, 5 - 5# - 6, 6#, 7, 7#, 8, 8#, 9, 1
Il primo intervallo di sette eka, quello inferiore, abbraccia l'ambito delle note comprese tra 1 e 5; il secondo intervallo di sette eka, quello superiore, comprende invece le note da 6 a 1. 
Tra i due intervalli vi è una disgiunzione di due eka (note da 5 a 6). Stabiliti come cardini o strutture fisse i due intervalli delimitanti, si procede a "trovare note" all'interno dei due intervalli. In pratica si tratta di ripartire in vario modo le due distanze scalari delle note 1-5 e 6-1. Sette eka si possono ad esempio ripartire in 3 + 3 +1 eka ottenendo il tetracordo inferiore 1, 2#, 4, 5 e/o il tetracordo superiore 6, 7#, 9, 1. 
Oppure sette eka si possono organizzare in un pentacordo la cui formula (modulo intervallare) sia 2 + 2 + 2 + 1 eka. In quest'ultimo caso si avrà il pentacordo inferiore 1, 2, 3, 4, 5 e/o il pentacordo superiore 6, 7, 8, 9, 1. Non necessariamente si dovranno ripartire allo stesso modo i due intervalli inferiore e superiore; ogni tetracordo/pentacordo inferiore può combinarsi con qualsiasi altro tetracordo/pentacordo superiore, a generare un elevato numero di scale eptafoniche (tipo tetracordo/tetracordo), ottafoniche (tipo tetracordo/pentacordo) o enneafoniche (tipo pentacordo/pentacordo).
Ecco il prospetto di tutte le formule di tetracordi/pentacordi possibili (sono escluse le formule che presentano successioni consecutive di un eka, per l'eccessiva qualità cromatica) nell'ambito di sette eka complessivi:
TETRACORDI
Moduli intervallari tetracordali a composizione: 1 + 2 + 4 eka
1, 2, 4
1, 4, 2
2, 1, 4
2, 4, 1
4, 1, 2
4, 2, 1
Moduli intervallari tetracordali a composizione: 1+ 3 + 3 eka
1, 3, 3
3, 1, 3
3, 3, 1
Moduli intervallari tetracordali a composizione: 2 + 2 + 3 eka
2, 2, 3
2, 3, 2
3, 2, 2
Modulo intervallare tetracordale a composizione: 1 + 1 + 5 eka
1, 5, 1
PENTACORDI
Moduli intervallari pentacordali a composizione: 1 + 2 + 2 + 2 eka
1, 2, 2, 2
2, 1, 2, 2
2, 2, 1, 2
2, 2, 2, 1
Moduli intervallari pentacordali a composizione: 1 + 1 + 2 + 3 eka
1, 2, 1, 3
1, 3, 1, 2
2, 1, 3, 1
3, 1, 2, 1
1, 2, 3, 1
1, 3, 2, 1
Globalmente, vi sono tredici tipi di tetracordi e dieci tipi di pentacordi a disposizione per creare scale; le scale diverse realizzabili sono dunque 23 (23 = 13 + 10) elevato al quadrato, cioè qualcosa come 529 scale diverse (restando nell'unico ambito delle scale che si organizzano in due intervalli delimitanti di sette eka disgiunti tra loro da due eka). 
Ognuna di tali scale è trasportabile in qualunque tonalità (le possibilità sono: 8464 scale - prodotto di 529 tipi di scale x 16 toniche possibili). 
Se a titolo di esempio combiniamo il tetracordo con formula 2, 2, 3 con il pentacordo con formula 2,1,3,1 otteniamo la scala di otto note (ottafonica) formate dalle note seguenti (la scala dell'esempio è costruita sempre a partire dalla nota 1 per maggior semplicità):
1, 2, 3, 5 - 6, 7, 7#, 9, 1
Per costruire scale con piena consapevolezza, occorre familiarizzare con i 23 tipi di tetracordi e pentacordi elencati e studiarne a fondo sonorità e qualità. Solo quando si è pienamente padroni delle strutture alla base delle scale - i tetracordi e pentacordi appunto - si può procedere alla loro combinazione reciproca nella formazione delle scale.
Sistemi modali basati sugli esacordi
I tetracordi e i pentacordi appena trattati sono imperniati sul caratteristico intervallo di sette eka, l'equivalente in ambiente Armodue della diatessaron nell'antico sistema modale greco (la quarta giusta, ampia cinque semitoni temperati). 
In Armodue vi è però un altro intervallo molto significativo che merita di funzionare come intervallo cardine: quello di tredici eka - la cui ampiezza è molto prossima alla settima minore naturale (il rapporto di frequenza tra la settima e la quarta armonica della serie).
Assumendo come intervallo delimitante l'intervallo di 13 eka (ambito che comprende le note 1-8 della decima standard 1- 1) si distinguono per importanza le seguenti ripartizioni con esacordi (molte altre diverse ripartizioni naturalmente sono possibili):
Moduli intervallari esacordali a composizione: 1 + 3 + 3 + 3 + 3 eka
1, 3, 3, 3, 3
3, 1, 3, 3, 3
3, 3, 1, 3, 3
3, 3, 3, 1, 3
3, 3, 3, 3, 1
Ad esempio assumendo la formula 3, 1, 3, 3, 3 si ottiene una scala formata dalle note: 1, 2#, 3, 5, 6#, 8 alla quale si può aggiungere la nota 9 in qualità di sensibile.
Altri sistemi modali e varie considerazioni sulle scale in Armodue
Le possibilità di combinazione di tricordi tetracordi, pentacordi, esacordi ed eptacordi assommano ad un numero elevatissimo: almeno in teoria, diversi tipi di intervallo (di 5, 6, 7, 8, 9, 10 o più eka) possono funzionare come intervalli cardine all'interno dei quali si organizzino poi i tricordi, tetracordi ecc. - in seguito liberamente combinati tra loro a formare le scale. 
Elencare tutte le possibilità esula dagli scopi di questa sintetica trattazione. Almeno in fase iniziale sarà bene tuttavia utilizzare pochi tipi di scale, magari con frequenti modulazioni tonali (trasportando le limitate scale prescelte su diverse toniche). 
L'ascoltatore dovrebbe acquisire una certa familiarità con pochi tetracordi, pentacordi ecc. prescelti piuttosto che essere disorientato da un continuo mutare delle strutture intervallari.
Una peculiarità di Armodue: le scale simmetriche "neo-diminuite"
Una sonorità particolare in ambiente Armodue è ottenuta con la scala simmetrica a composizione 1 + 3 + 1 + 3 + 1 + 3 + 1 + 3 eka oppure con la sua variante 3 + 1 + 3 + 1 + 3 + 1 + 3 + 1 eka. 
Queste due scale evocano fortemente la sonorità delle scale "diminuite" del tipo tono-semitono alternati nel sistema temperato (sfruttatissime nel jazz e nel blues): do - do# - re# - mi - fa# - sol - la - la# - do (scala simmetrica del tipo semitono-tono) oppure do - re - mi b - fa - sol b - sol# - la - si - do (scala simmetrica del tipo tono-semitono). 
In Armodue, queste scale sono nominate per la loro speciale qualità scale "neo-diminuite".
Modi con limitata possibilità di trasposizione
"Modi con limitata possibilità di trasposizione" riprende ed amplia - applicandolo in Armodue - il sistema modale ideato da Olivier Messiaen Modes à transpositions limitées. 
L'idea fondamentale di Messiaen è quella di suddividere equamente l'ottava in due, tre, quattro o sei intervalli uguali (in due tritoni, tre terze maggiori, quattro terze minori o sei toni) e di strutturare in seguito tali intervalli con un'ulteriore ripartizione interna in gruppi o moduli (inserendo note con un preciso ordine). 
La particolarità è quella di far coincidere l'ultima nota di un modulo con la prima nota del gruppo successivo. 
Ad esempio, ripartita l'ottava do-do nelle tre parti uguali: do - mi; mi - la b; la b - do Messian struttura il suo terzo modo stabilendo il modulo: tono - semitono - tono ed ottenendo così la successione di note:
do - re - mi b - mi - fa# - sol - la b - si b - si - do
Le note segnate in corsivo do, mi, la b delimitano le tre parti che compongono l'ottava e costituiscono nello stesso tempo la prima e l'ultima nota di ogni modulo tipo tono - semitono - semitono.
In Armodue la decima di sedici eka si può dividere in due, quattro oppure otto parti. 
Ma a prescindere da queste suddivisioni della decima il sistema modale di Messiaen può essere esteso a tutti gli intervalli con ampiezza compresa tra tre e otto eka. 
Se per esempio si assume come intervallo delimitante l'intervallo di sei eka (due toni più un quarto di tono nel sistema temperato) si avrà la sequenza seguente di note (ciclo di sei eka riportati in otto termini):
1, 4, 7#, 2, 5#, 8#, 3, 6#, 1
Come si può constatare, nell'arco di tre decime (equivalenti a tre ottave temperate) il cerchio si chiude e dalla nota di partenza 1 si giunge nuovamente alla nota 1 posta tre decime sopra, mediante riporti successivi di sei eka. 
In termini strettamente matematici, il minimo comune multiplo di 16 eka (l'ampiezza della decima) e 6 eka (l'intervallo riportato) è 48 eka (corrispondente all'ampiezza di tre decime: 16 x 3).
Ogni intervallo di sei eka - riportato in totale otto volte nell'arco di tre decime - si può organizzare in vario modo al suo interno; per esempio in moduli del tipo: 3 + 2 + 1 eka, nel qual caso si ottiene il sistema scalare di 24 note seguente:
1, 2#, 3#, 4; (4), 6, 7, 7#; (7#), 9, 1#, 2; (2), 3#, 5, 5#; (5#), 7, 8, 8#; (8#), 1#, 2#, 3; (3), 5, 6, 6#; (6#), 8, 9, 1.
[Nota: le note tra parentesi - ripetute - vogliono evidenziare come la prima e l'ultima nota di ogni gruppo coincidano]
Tutte le sedici note compaiono almeno una volta all'interno della scala illustrata. 
E' essenziale quindi ricordare l'ambito di appartenenza delle note rispetto alle tre decime. Ipotizzando - per semplicità - di suonare in un registro di non più di tre decime, si avranno a disposizione otto note per ogni decima per creare la tessitura degli accordi e della melodia o dei controcanti. Precisamente, le note:
1, 2#, 3#, 4, 6, 7, 7#, 9 nella prima decima, più bassa
1#, 2, 3#, 5, 5#, 7, 8, 8# nella seconda decima, centrale
1#, 2#, 3, 5, 6, 6#, 8, 9 nella terza decima, più acuta
Si noti che se si riportano gli intervalli delimitanti originari di sei eka a partire dalla nota 1# invece che dalla nota 1, si ottengono le otto note cardine che mancano nella sequenza che parte dalla nota 1:
1#, 5, 8, 2#, 6, 9, 3#, 7, 1#
Alle note così trovate può essere applicata la stessa ripartizione secondo il modulo 3 + 2 + 1 eka ottenendo la stessa scala di 24 note appena vista, innalzata però di un eka.

Capitolo 4: Costruzioni armoniche "geometriche" con Armodue
Il compositore Sckriabin ha basato gran parte delle sue composizioni sugli accordi nucleopolari. 
Per comprendere la natura di tali accordi bisogna fare riferimento alle riflessioni speculari della luce in un cristallo, secondo una ordinatissima simmetria centrale. 
Un'immagine che viene in mente al riguardo è la "stella" ad otto raggi che talvolta appare localizzata in una zona di una fotografia quando l'obbiettivo della macchina fotografia è colpito da una sorgente luminosa piuttosto intensa. L'idea di Sckriabin è quella di rendere attraverso i suoni tale fenomeno ottico. 
Da qui la costituzione di una nota - centro (sorgente luminosa centrale) dalla quale si dipartano intervalli - raggi superiori e note relative più alte e, per legge di simmetria o specularità, intervalli - raggi riflessi inferiori con uguale ampiezza ma con direzione rovesciata e con le relative note più basse rispetto alla nota centrale. 
La nota centrale viene così più propriamente denominata nota nucleopolare, vero e proprio specchio in cui gli intervalli inferiori e le note basse si riflettono negli intervalli superiore e nelle note alte. L'accordo risultante - costituito in perfetta simmetria centrale o nucleopolarità - costituisce l'impianto sonoro fondamentale al quale fare riferimento nella tessitura delle melodie e nell'architettura degli accordi. 
Il principio della modulazione, in questo ambito, va inteso come la minima e graduale variazione dell'ampiezza di uno o più degli intervalli che sono imperniati sulla nota nucleopolare dell'accordo, o - più drasticamente - va interpretata come una radicale e brusca trasformazione degli stessi intervalli.
In Armodue l'armonia nucleopolare può trovare un'applicazione più vasta e più perfetta rispetto al sistema di dodici note. Difatti, una scala di sedici note sembra già contenere implicitamente il principio della simmetria centrale (sedici è un quadrato perfetto di un quadrato perfetto (4) e corrisponde all'archetipo del mandala così come concepito nella quasi totalità delle culture e tradizioni del mondo: una ruota a otto o sedici raggi). 
Si costituisca per esempio come nota nucleopolare (il centro dell'impianto sonoro) la nota 5. La nota 5 funzionerà come specchio in cui si rifletteranno intervalli e note superiori ed inferiori. 
Se eleggiamo i tre intervalli di sei eka, otto eka e tredici eka si genererà la struttura sonora (le note lette da sinistra a destra procedono ordinatamente dal grave all'acuto):
7 - 9 - 1# - 5 - 8 - 9 - 3
Come si può verificare, dalla nota 5 nucleopolare o centrale si dipartono i due intervalli riflessi di sei eka (delimitati dalle note 1# - 5 e 5 - 8), i due intervalli di otto eka (delimitati dalle note 9 - 5 e 5 - 9) ed i due intervalli di tredici eka (delimitati dalle note 7 - 5 e 5 - 3). 
Si sono così ottenute tre note più basse della nota 5 nucleopolare (le note 7, 9 e 1#) e tre note più acute della stessa nota 5 (le note 8, 9 , 3). 
La struttura sonora così ottenuta può essere utilizzata così com'è nella costruzione di melodie e accordi, oppure può essere suscettibile di subire microvariazioni e di essere modulata. 
Ad esempio si può semplicemente apportare una leggera variazione - quindi una asimmetria - che destabilizzi momentaneamente ma in modo molto significativo la rigida "cristallinità" sonora alterando la nota 1# per innalzamento di un eka (sostituzione con la nota 2):
7 - 9 - 2 - 5 - 8 - 9 - 3
In seguito, si potrà ripristinare il perfetto equilibrio e simmetria della struttura sonora alterando in senso uguale e contrario la nota 8 che controbilancia la nota 2 (la nota 8 viene quindi abbassata - in modo diametralmente opposto - di un eka e sostituita con la nota 7#):
7 - 9 - 2 - 5 - 7# - 9 - 3
Il principio di microvariazione esposto può essere naturalmente applicato anche a più di una nota simultaneamente. In altre circostanze, si può integrare la struttura originale con aggiunta di nuovi intervalli e note oppure mutare radicalmente la struttura mediante impiego di diversi intervalli generatori.

Capitolo 5: Accordi "elastici"
Con accordi "elastici" intendo tutti quegli accordi costruiti in modo tale che tutte le loro parti siano equidistanti, eccetto quelle collegate da uno o due intervalli variabili. 
Un esempio chiarirà meglio il principio. Se si costruisce un accordo sovrapponendo - dal basso verso l'alto - sei intervalli ognuno dei quali ampio sette eka, si ottiene un accordo a parti equidistanti composto dalle note:
1 - 5 - 8# - 3# - 7# - 2# - 6#
Se ora si stabilisce che un intervallo all'interno dell'accordo non dovrà essere necessariamente di sette eka ma potrà variare a piacimento, si ottiene quello che definisco un accordo "elastico": cioè un accordo in cui tutti gli "anelli" (intervalli) siano rigidi (gli intervalli tra parti equidistanti) eccetto un "anello" elastico passibile di essere raccorciato o ampliato. 
Se si sceglie nell'accordo esemplificato il secondo intervallo come quello avente proprietà elastica, l'accordo originale potrà variare e diventare per esempio:
1 - 5 - 8 - 3 - 7 - 2 - 6
(raccorciando l'intervallo iniziale 5 - 8# a sei eka invece che sette) oppure
1 - 5 - 1# - 5# - 9 - 4 - 8
(ampliando l'intervallo iniziale 5 - 8# a dieci eka invece che sette). 
Risultano molto efficaci successioni di accordi diversificati con l'elezione di uno o due intervalli "elastici".

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